Il Mucchio Marzo 2011 – Recensione Invisible Cities


Andrea Guzzoletti, per chi non lo sapesse, risulta, dal suo sito, essere musicista/produttore originario di Barga (Lucca), dalle collaborazioni e dalle capacità comprovate oramai da anni, anche internazionalmente; e non potrebbe essere altrimenti per qualcuno che è stato capace di arrivare a lavorare con una sacerdotessa della musica, e della voce polifonica, com’è la mongola Sainkho Namtchylak. Tra le sue frequentazioni nobili c’era anche quella con il grande Hector Zazou, con cui lo legava anche l’affetto dell’amicizia.
Alla sua scomparsa, avvenuta nel 2008, Guzzoletti ha trovato la spinta e la volontà di cimentarsi col suo primo progetto personale, prima on demand sul web da fine 2010, ora distribuito per la Even Eights Records come album. Interamente dedicato a Hector Zazou, “Invisible Cities” prende ispirazione dalle atmosfere rarefatte e in viaggio del testo di riferimento ideale, proprio “Le città invisibili” che Italo Calvino aveva intessuto a partire dai racconti, immaginari, narrati dal suo protagonista Marco Polo, che, catturato dalla fantasia, navigava attraverso città sconosciute o mai viste delineando paesaggi ulteriori. Ed è proprio questo che fa Guzzoletti, con il contributo sentito di Antonio Inserillo, Roberto Cecchetto e Stefano Onorati: prendendo le parti di un novello Marco Polo, traccia Cities ancora non pervenute all’uomo, ma capaci di racchiude in questo percorso ricordi personali che riaffiorino alla superficie della memoria di ciascuno, componendo un patchwork di mondi, fusi insieme da una musica che galoppa nell’elettronico/sperimentale, contaminandosi di rock, jazz, fusion, techno, scaldandosi con le temperature soffici e penetranti della tromba, sostenuto dalle percussioni, inciso dalle
chitarre, inseguito dal piano e da voci evocative femminili, come nella migliore tradizione artistico creativa proprio di Hector Zazou. A partire da “Kaleidoscope City”, arrivando anche a un ”City of God” che chissà se vuole portarsi il carico del film omonimo del regista brasiliano Fernando Mereilles, l’album cammina in una topografia delle emozioni in viaggio, dove si arriva, per subito dopo permettersi di staccare i piedi dal suolo e riprendere il volo della fantasia, lambendo City dopo City, per arrivare alla fine dell’arcobaleno con, inevitabile, “Rainbow City”. Come non poteva che concludersi questa strada con “Last City”, brano live inedito registrato con Guzzoletti in concerto assieme a Hector Zazou, che termina con l’abbraccio del pubblico, che applaude, da lontano, in un saluto d’affetto verso il compianto maestro e amico.
Contatti: www.andreaguzzoletti.com
Giacomo d’Alelio

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